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15 dicembre 2025
blog

Domande e risposte sulla Ungheria

Kinga Hetényi | Partner | Schoenherr Hungary
Daniele Iàcona | Head of Italian Hub at Schoenherr

Ungheria, nuovo baricentro industriale d'Europa. Da hub manifatturiero a piattaforma avanzata per l'e-mobility e l'innovazione: le opportunità di investimento per le imprese italiane.

Da hub manifatturiero a piattaforma avanzata per l'e-mobility e l'innovazione: l'Ungheria vive una fase di forte attrazione di capitali europei e asiatici. In questa intervista, Local Partner, M&A di Schoenherr, spiega perché il Paese è diventato un punto di riferimento per gigafactory, tecnologie clean energy e investimenti ad alto valore aggiunto — e quali sono le sfide che gli investitori devono saper gestire.

L'Ungheria è diventata una destinazione chiave per gli investitori stranieri nell'Europa centrale e orientale. Quali settori mostrano attualmente la crescita più forte e dove vede le opportunità più concrete?

L'Ungheria si è affermata come hub manifatturiero strategico all'interno dell'Unione Europea. Significativi investimenti da parte di importanti produttori europei e asiatici hanno trasformato l'Ungheria in un protagonista nella produzione di veicoli elettrici e auto tradizionali, oltre che di batterie per e-mobility. Vediamo progetti di gigafactory da miliardi di euro che posizionano il Paese come un anello fondamentale nella catena di fornitura della transizione verde europea.

Oltre all'automotive, i settori farmaceutico e life science continuano a mostrare una forte crescita. Si registra un aumento dell'attività nel settore tecnologico, in particolare nei centri di R&D e nelle operazioni di servizi condivisi, attratti dalla forza lavoro qualificata e dai costi operativi competitivi.

Il settore delle energie rinnovabili offre opportunità significative, soprattutto nello sviluppo del fotovoltaico, anche se gli investitori devono confrontarsi con un quadro regolatorio in evoluzione. L'industria agroalimentare e il settore della trasformazione alimentare offrono opportunità, soprattutto per gli investitori che intendono servire sia il mercato locale che quello regionale.

Le aziende italiane hanno una presenza rilevante in diversi di questi settori, dimostrando l'integrazione di successo del know-how industriale italiano nell'economia ungherese.

Come è cambiato il panorama degli investimenti in Ungheria negli ultimi due decenni e come questo ha modificato l'approccio delle aziende internazionali al mercato?

La trasformazione è stata notevole. Vent'anni fa, l'Ungheria attirava principalmente attività manifatturiere ad alta intensità di manodopera. Oggi vediamo investimenti ad alto valore aggiunto nella manifattura avanzata, nella R&D e nei centri di innovazione.

L'Ungheria rimane tuttavia una giurisdizione formalistica. Le procedure amministrative, pur migliorate, richiedono ancora attenzione e pazienza. Le aziende internazionali hanno imparato che il successo richiede non solo capitale, ma anche competenza locale e costruzione di relazioni.

L'approccio è passato da decisioni basate unicamente sui costi a considerazioni strategiche: prossimità ai mercati UE, disponibilità di manodopera qualificata e integrazione nelle catene di fornitura europee. Le aziende italiane, molte delle quali si sono stabilite in Ungheria nei primi anni 2000, sono evolute da semplici stabilimenti produttivi a realtà complesse con management locale e responsabilità regionali. Questa evoluzione riflette la maturazione complessiva del panorama degli investimenti in Ungheria.

Quali strumenti di aiuti di Stato – attualmente disponibili o attesi nel prossimo futuro – dovrebbero conoscere gli investitori?

L'Ungheria offre vari strumenti di aiuti di Stato, principalmente focalizzati sulla creazione di posti di lavoro e sugli investimenti in capitale. Sono disponibili sovvenzioni e incentivi fiscali per investimenti qualificati, in particolare nelle attività manifatturiere e di R&D, soprattutto nelle zone economicamente svantaggiate. I benefici specifici dipendono dalla dimensione dell'investimento, dalla localizzazione e dal numero di posti di lavoro creati.

Per gli investimenti nei settori automotive e batterie abbiamo visto pacchetti di incentivi su misura di valore significativo. Va però considerato che questi sono soggetti alle norme UE sugli aiuti di Stato e a specifiche regole ungheresi, e richiedono una pianificazione attenta.

Esistono inoltre sovvenzioni per la formazione e il supporto allo sviluppo della forza lavoro. È fondamentale coinvolgere tempestivamente le autorità competenti – l'Agenzia Ungherese per la Promozione degli Investimenti (HIPA) e i ministeri di settore – poiché le negoziazioni possono essere complesse e lunghe.

Sono previsti anche incentivi fiscali e forme di collaborazione con i comuni locali, generalmente negoziate su base individuale, che contribuiscono all'attrattività dell'Ungheria come destinazione d'investimento.

Quali sono le sfide più significative per gli investitori stranieri – in termini di regolamentazione, lavoro o procedure amministrative – e come possono mitigare questi rischi?

Il mercato del lavoro rappresenta la sfida più immediata. L'Ungheria ha un basso tasso di disoccupazione e la competizione per i lavoratori qualificati è intensa, soprattutto nei poli manifatturieri. Gli investitori devono sviluppare strategie complete di reclutamento e retention, spesso includendo pacchetti retributivi competitivi, programmi di formazione e, talvolta, il reclutamento da Paesi vicini.

A livello amministrativo, le procedure autorizzative, pur definite per legge, possono essere lunghe e richiedono documentazione accurata. Il mio consiglio è di prevedere tempi adeguati nei piani di progetto e lavorare con consulenti locali esperti che sappiano gestire efficacemente questi processi.

Le modifiche normative possono avvenire con preavvisi relativamente brevi, soprattutto nei settori della fiscalità e delle regolamentazioni specifiche di settore. È essenziale mantenere flessibilità nella pianificazione aziendale e seguire da vicino gli sviluppi normativi. Le aziende italiane con attività consolidate in Ungheria hanno imparato a includere questi aspetti nella loro pianificazione.

In che modo è garantita la protezione degli investimenti in Ungheria? Quali meccanismi di risoluzione delle controversie vengono più spesso scelti dalle imprese internazionali? In quanto Stato membro dell'UE, l'Ungheria offre le tutele legali fondamentali previste dal mercato unico. Il Paese dispone inoltre di trattati bilaterali sugli investimenti con numerosi Paesi extra-UE, che offrono meccanismi di protezione aggiuntivi, incluso l'accesso all'arbitrato internazionale. Per gli investitori italiani, il quadro UE rappresenta la protezione principale, sebbene gli accordi con Paesi terzi possano essere rilevanti nella strutturazione di operazioni che coinvolgono partner extra-UE.

Per le controversie commerciali, le imprese internazionali preferiscono solitamente l'arbitrato, spesso secondo le regole ICC o Vienna, con sedi al di fuori dell'Ungheria. Ciò riflette la preferenza per meccanismi internazionali considerati neutrali e facilmente eseguibili. La Camera dell'Industria e del Commercio di Budapest gestisce inoltre un proprio centro arbitrale, spesso scelto per i costi più contenuti.

La mediazione sta guadagnando terreno in alcune controversie commerciali, soprattutto quando le parti desiderano preservare la relazione commerciale. Tuttavia, il contenzioso dinanzi ai tribunali ungheresi rimane comune per le questioni commerciali ordinarie ed è obbligatorio per le controversie in materia di lavoro e per le impugnazioni amministrative.

Il settore energetico sta vivendo una rapida trasformazione. Qual è lo stato e l'evoluzione attesa in Ungheria per le energie rinnovabili, lo stoccaggio energetico su larga scala e le unità nucleari modulari di piccola taglia (SMR)? Quali opportunità o sfide regolatorie devono considerare gli investitori?

Il panorama delle energie rinnovabili in Ungheria si è sviluppato in modo fortemente sbilanciato, con quasi 9 GW di fotovoltaico installati nell'ultimo decennio ma progressi molto limitati in tecnologie complementari come eolico e idroelettrico. Ciò crea un urgente bisogno di sistemi di accumulo su larga scala per stabilizzare la rete.

Gli investitori seguono con attenzione l'introduzione del nuovo schema competitivo di allocazione della capacità di rete, ora previsto per il secondo trimestre del 2026, poiché i ritardi prolungati hanno di fatto impedito agli sviluppatori di ottenere nuovi diritti di connessione per diversi anni. Nel frattempo, i regolatori stanno incoraggiando soluzioni ibride – come impianti fotovoltaici con accumulo co-localizzato – per sfruttare meglio i nodi di rete sottoutilizzati.

Lo sviluppo dell'eolico è destinato a riprendere dopo un decennio di politiche restrittive, segnalando nuove opportunità nel mix rinnovabile. Inoltre, la recente cooperazione nucleare tra Stati Uniti e Ungheria ha aperto la strada a un lavoro preparatorio relativo agli SMR (Small Modular Reactors), anche se i dettagli rimangono limitati e gli investitori dovrebbero monitorare l'evoluzione del quadro regolatorio mentre il governo cerca l'approvazione parlamentare per avviare la pianificazione nazionale degli SMR.

Nei progetti su larga scala, come infrastrutture, automotive o manifattura, quali questioni legali o regolatorie emergono più spesso e come dovrebbero prepararsi gli investitori?

Nei progetti infrastrutturali, automotive o manifatturieri su larga scala, le principali considerazioni legali e regolatorie riguardano tipicamente le autorizzazioni, le questioni urbanistiche e la gestione dei programmi di incentivi agli investimenti.

L'Ungheria rimane una destinazione attraente sia per investitori occidentali che asiatici, incluso il crescente numero di aziende cinesi e coreane che portano prospettive e culture imprenditoriali diverse. Gli investitori sottolineano costantemente le procedure trasparenti del Paese, un'amministrazione societaria e catastale efficiente, autorità collaborative e un ecosistema di consulenza ben sviluppato.

Raccomandiamo generalmente di avviare tempestivamente il dialogo con il governo – tramite HIPA – e con i comuni locali, poiché i progetti di grande scala ottengono spesso incentivi su misura, come benefici fiscali o persino uno status di "special priority" o "VIP", che accelera il processo autorizzativo.

Se dovesse dare un solo consiglio a un'azienda italiana che sta valutando il suo primo investimento in Ungheria oggi, quale sarebbe la massima priorità?

L'Ungheria offre opportunità reali ma il successo richiede più di un buon business case sulla carta.

Raccomando vivamente di parlare con altre aziende italiane già attive con successo nel Paese. La comunità imprenditoriale italiana è ben radicata e generalmente disponibile a condividere esperienze pratiche – dalla gestione delle procedure amministrative alla gestione delle relazioni sindacali. La loro esperienza può essere preziosa per evitare errori comuni.

Coinvolgete fin da subito consulenti locali esperti che comprendano sia i requisiti legali formali sia le dinamiche pratiche del fare impresa in Ungheria. Costruite relazioni con le autorità competenti e con le associazioni di settore. Visitate i potenziali siti e svolgete due diligence non solo sugli aspetti legali e finanziari, ma anche sulle realtà operative, come disponibilità di manodopera e logistica della supply chain.

Le aziende che hanno successo sono quelle che combinano una visione strategica con flessibilità tattica e competenza locale. Non abbiate fretta: un investimento ben preparato offrirà rendimenti molto migliori rispetto a uno eseguito frettolosamente.

Contatti:

Kinga Hetényi | Partner | Schoenherr Hungary
T: +36 20 910 6506 | E: k.hetenyi@schoenherr.eu

Daniele Iàcona | Head of Italian Hub | Senior Attorney at Law
T: +40 733 730 119 | E: d.iacona@schoenherr.eu

 


 

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